49) Kelsen. Diritto e giustizia.
La giustizia  la dimensione morale del diritto. Essa  l'idea
platonica o la cosa in s kantiana nel campo del diritto.
H. Kelsen, Reine Rechtslehre. Einleitung in die
rechtswissenschaftliche Problematik, Wien, 1934; traduzione
italiana Lineamenti di dottrina pura del diritto, a cura di R.
Treves, Einaudi, Torino 1967, pagine 57-58.

 Come categoria morale, il diritto non significa altro che
giustizia. Questa  semplicemente l'espressione dell'ordinamento
sociale giusto, d'un ordinamento che raggiunge completamente il
suo scopo in quanto soddisfa tutti. La tendenza verso la giustizia
psicologicamente considerata  la tendenza eterna dell'uomo alla
felicit che egli non pu trovare come individuo e che per ci
ricerca nella societ. La felicit sociale si chiama giustizia.
In verit tale parola  anche usata nel senso di positiva
conformit col diritto e particolarmente di legalit. In questo
senso appare ingiusto il fatto che una norma generale venga
applicata in un caso e non invece in un altro che tuttavia 
considerato analogo; e questo fatto appare ingiusto prescindendo
dal valore della norma generale stessa. Secondo questo modo di
dire, il giudizio di giustizia esprime soltanto il valore relativo
della conformit con la norma. Giusto  qui soltanto una parola
diversa per dire legale.
Giustizia nel significato che le  proprio e che la differenzia
dal diritto esprime per un valore assoluto. Il suo contenuto non
pu essere determinato dalla dottrina pura del diritto. Anzi, esso
non  in alcun modo determinabile dalla conoscenza razionale, e
ci  ben dimostrato dalla storia dello spirito umano che da
millenni si sforza inutilmente di risolvere questo problema.
Infatti la giustizia, che deve essere rappresentata come un
ordinamento superiore che sta di fronte al diritto positivo e che
 diverso da questo, nella sua validit assoluta sta al di l
della realt o come la cosa in s trascendente sta al di l dei
fenomeni. Il dualismo di giustizia e diritto ha lo stesso
carattere metafisico del dualismo ontologico e come questo, cos
anche quello, ha una duplice funzione a seconda della tendenza
ottimistica o pessimistica, conservatrice o rivoluzionaria con cui
si presenta: secondo che in un caso si affermi che il dato, cio
l'ordinamento dello Stato e della societ, coincide con l'ideale o
in un altro caso si neghi questa coincidenza dicendo che  in
contrasto. Come  impossibile (secondo quanto gi si pu
presupporre) determinare mediante la conoscenza scientifica, cio
per mezzo di una conoscenza razionale orientata verso
l'esperienza, l'essenza dell'idea o della cosa in s, cos 
impossibile rispondere per la stessa via alla domanda: in che cosa
consiste la giustizia. Tutti i tentativi di questo tipo hanno
condotto finora a formule completamente vuote: fa' il bene ed
evita il male, a ciascuno il suo, mantieniti nei giusto
mezzo. Anche l'imperativo categorico  completamente privo di
contenuto. Se per la determinazione del dovere come valore
assoluto ci si rivolge alla scienza questa non sa dirci altro: tu
devi ci che devi. E' questa una tautologia dietro la quale si
nasconde in varia forma e in laborioso travisamento il principio
logico dell'identit, il giudizio che il buono  buono e non
cattivo, che il giusto  giusto e non ingiusto, che a  uguale ad
a e non  non a. La giustizia, ideale della volont e della
azione; fatta oggetto di conoscenza, deve trasformarsi
inopinatamente nell'idea della verit che trova la sua espressione
negativa nel principio di identit. Questo snaturamento del
problema  la conseguenza inevitabile della logicizzazione di un
oggetto a tutta prima estraneo alla logica.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume quarto, pagine 113-114.
